Considerazioni sul voto dei Parlamento Europeo del 6 luglio 2005
Postato il 9 Luglio 2005 alle 22:04 da rockdreamer.
Roma, 9 luglio 2005
Dopo la
notizia della bocciatura della direttiva sulla brevettabilità del software
e a completamento del nostro
comunicato stampa
, vogliamo esprimere alcune considerazioni che si sembra doveroso assumere.
Perchè abbiamo vinto
Riteniamo di primaria importanza rilevare come non solo sia errato associare la battaglia anti-software-patents solo al mondo linux e open source, ma addirittura ingiusto in quanto non si metterebbe realmente in luce quanto i brevetti sul software siano dannosi anche e soprattutto per il software proprietario: infatti molte delle PMI Europee che si sono unite alla battaglia producono esclusivamente software proprietario oppure non hanno nulla a che vedere ne con linux ne con l’open source.
Il voler associare il movimento anti-software-patents con quello open source è stata una strategia fallimentare da parte della lobby pro-brevetti, che sperava in questo modo di minimizzare la reale consistenza economica della controparte, tentando di ridurlo a mero movimento “di piazza”, sfruttando la falsa percezione secondo cui il movimento open source e linux sarebbe un movimento puramente ideologico piuttosto che una forza economica.
Quest’ultima strategia, oltre che basata su assunzioni false, si è rivelata un boomerang per la lobby pro-brevetti.
Anche noi del LUGRoma abbiamo tentato con le
nostre modeste iniziative
, di rimarcare proprio l’importanza delle PMI Europee in questo ruolo.
Tutto ciò premesso, nonostante la nostra soddisfazione sia piena, riteniamo tuttavia necessario precisare alcuni aspetti di questa vicenda, che meritano a nostro avviso maggiore attenzione e riflessione, in particolare riguardo l’interpretazione da dare al voto avutosi in Parlamento, con una tale e schiacciante maggioranza.
Come interpretare questa votazione?
Fino a qualche giorno prima della votazione plenaria, la situazione era decisamente spaccata all’interno dei gruppi parlamentari, anche alla luce della confusa votazione all’interno della commissione giustizia del Parlamento (JURI) avvenuta il 21 giugno.
Gli emendamenti proposti da Rocard, Buzek ed altri non avevano molte probabilità di passare in plenaria, ma se fossero passati avrebbero posto la parole fine, con una secca perdita per chi i brevetti sul software li vuole. Di fronte a questa opportunità, anche la parte avversa, ha preferito schierarsi per la bocciatura, lasciando in questo modo il campo libero per il futuro.
Non dimentichiamo che
una buona direttiva
(che vieta categoricamente la brevettabilità del software)
è molto meglio di nessuna direttiva
(come è oggi, in cui la scarsa chiarezza e la non uniformità normativa di fatto agevola la brevettazione del software). Quindi per tutti noi sarebbe stato meglio avere una direttiva adeguatamente emendata.
E’ anche vero che quest’ultima ipotesi avrebbe comunque comportato una procedura di conciliazione con il Consiglio, che avrebbe significato una ulteriore negoziazione sul testo, i cui effetti potevano essere imprevedibili: in tal senso una bocciatura ha evitato questa possibilità.
Ma
nessuna direttiva
è decisamente migliore di
una cattiva direttiva
.
Il fatto interessante che lo stesso ragionamento vale anche per la lobby pro-brevetti e questo spiega per quale motivo in Parlamento si è presentata una tale schiacciante maggioranza: sarebbe quindi errato illudersi che in un processo legislativo futuro, il Parlamento possa schierarsi contro la brevettabilità del software con gli stessi numeri con i quali ha bocciato questa direttiva.
Quello che è davvero accaduto nel Parlamento è che essendo molto incerto il vero esito, entranbe le parti contrapposte hanno optato per la bocciatura perchè se avesse vinto la parte avversa sarebbe stato più dannoso per se.
Quello che è certo è che la lobby pro-brevetti, capofila EICTA, ha fatto decisamente una pessima figura di credibilità
dichiarando in questi giorni la propria soddisfazione per la bocciatura
, quando fino a pochi giorni prima si è era sempre spesa per il testo non emendato del Consiglio.
Il fronte contro i brevetti invece può a ragione cantare vittoria perchè ha mantenuto credibilità, ha mostrato di essere forte e coerente.
Un’altro fattore da non sottovalutare è lo scontro di poteri all’interno delle istituzioni europee, considerazioni che esulano completamente dalla questione di merito dei brevetti sul software: come sappiamo il Parlamento Europeo sta avendo molti contrasti sia con la Commissione sia con il Consiglio, nei vari tentativi di riaffermare la volontà popolare, così poco presente nelle altre due istituzioni Europee.
La commissione ha già fatto sapere che non presenterà un nuovo testo. Questo non ci mette al riparto dal problema, per due ragioni:
- la situazione attuale rimane comunque confusa e inadeguata
- ci potrebbero essere altre iniziative legislatitive europee che includano la possibilità di brevettare il software
Tutto questo ci insegna che dobbiamo tenere alta la guardia: nonostante l’attuale vittoria sia tutta la nostra, la situazione non è ne rosea ne ottimale: il problema della brevettazione del software rimene e il deficit normavito in qualche modo deve essere colmato.
Precisazione su astenuti e contrari
Alla luce di queste considerazioni ci sembra doveroso precisare la nostra posizione nei riguardi di quei pochi parlamentari che nella votazione per la bocciatura si sono astenuti, attirando ingiuste critiche.
Essi non lo hanno presumibilmente fatto perchè erano favorevoli a testo della direttiva, anzi, molti di essi si sono fortemente spesi per emendare adeguatamente il testo proprio nella direzione per noi più favorevole. E questo spiega la loro corerente scelta di astenersi di fronte all’ipotesi bocciatura. Prendiamo atto del loro coraggio e corenza, visto che hanno pagato ingiustamente la loro scelta, attirando molte critiche all’indomani della votazione. Critiche che noi non sosteniamo ma anzi deprechiamo.
Più controversa e criticabile, a nostro avviso invece, è la posizione di quei parlamentari che sono stati contrari alla bocciatura, in quanto evidentemente sostenevano il testo originario del Consiglio.
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comunicato stampa
.
Linux User Group di Roma
Fabrizio Sebastiani, vicepresidente